23 APRILE: DELPHINE DE FOSSEUX, FANCIULLA. VITTIMA OFFERTA PER I SACERDOTI
Delphine nacque il 5 marzo 1959, figlia di Gérard e Isabelle de Fosseux, preceduta da Valérie e Ludovic (all’epoca l’una di due anni e mezzo, l’altro di uno e mezzo) e seguita dopo undici mesi da Béryl, nel Natale 1965 da Yolaine, e infine da Évrard. Trascorse la sua prima infanzia serenamente, giocando coi fratelli, ma anche incappando in piccoli incidenti domestici, ad esempio quando inghiottì una delle biglie di Ludovic.
All’età di sette anni, prese a partecipare, insieme a quattro coetanee, a un ritiro mensile in preparazione alla Prima Comunione, presso il convento delle Benedettine a Limon, in Borgogna. Alcune settimane prima di ricevere il Sacramento, Delphine divenne particolarmente intrattabile e disobbediente: la madre imputò questo comportamento all’azione del diavolo, ma forse la bambina era semplicemente nervosa. Il giorno fatidico, nel giugno 1966, era finalmente calma, con una coroncina di rose fresche sul capo, preparata dalle monache.
Alcuni mesi dopo, la bambina prese a stancarsi facilmente. Un giorno, mentre correva a tutta forza, urtò un braccio contro l’angolo del garage di casa e scoppiò a piangere. La madre, infermiera di professione, non riscontrò nulla di rotto, ma il dolore persistette per tre giorni.
Nel mese di agosto i coniugi Fosseux lasciarono i bambini dai parenti di Isabelle, e andarono a fare una gita in barca in Bretagna. Quando tornarono, appresero che Delphine continuava ad avere qualche linea di febbre. Le diedero un antibiotico, ma il braccio continuava a farle male.
Dopo una radiografia, il medico consigliò ai genitori di portarla all’ospedale di Villejuif. Quel nome li fece sussultare: si tratta, infatti, di un centro specializzato nella cura del cancro. Le analisi, in effetti, dimostrarono che la bambina aveva un tumore molto aggressivo, che si poteva tenere sotto controllo mediante la cobaltoterapia. La madre alternava momenti di sconforto ad altri di fiducia, mentre la figlia cercava d’infondere speranza sia a lei, sia agli altri degenti.
Una vecchia signora che aveva abbandonato le pie pratiche religiose dalla sua prima comunione ricomincia a pregare per Delphine. Fa amicizia anche con un bambino ospite dell’ospedale come lei “Didi” che diventerà un sostegno per lei e per sua madre.
Il settembre 1966 vide il tanto atteso ritorno a casa di Delphine. I fratelli, sulle prime, non comprendevano tanto il senso di un trattamento speciale verso di lei, ma la madre cercò di insegnare loro ad aiutarsi reciprocamente. Quando però Valérie le chiese, sconvolta, se era vero che la sorella aveva un cancro, le mentì per il suo bene.
Terminata la cobaltoterapia, venne il momento di un pellegrinaggio a Lourdes. Approfittando dell’attrazione che la piccola aveva verso le candele accese di fronte alla grotta delle apparizioni, la madre le disse: «Le fiammelle delle candele a volte si spengono: devi dunque badare a non dire più “no”, perché i tuoi “no” saranno come vento che spegne i tuoi “sì”». Delphine non guarì, ma imparò a dire più spesso “sì” che “no”: prima, a casa, era soprannominata «Mademoiselle “Non”» («Signorina “No”»).
Nel febbraio 1967, insieme a Ludovic, ricevette la Cresima, sempre dalle Benedettine di Limon. Di lì a poco, il primo controllo a Villejuif non riscontrò alcuna anomalia, benché l’omero fosse diventato fragile come cristallo a causa del cobalto. Si cercò, in ogni caso, di far vivere a Delphine una vita normale, tanto che poté frequentare la scuola.
Verso marzo 1968, però, un nuovo controllo mostrò che stava per comparire una metastasi polmonare; la chemioterapia avrebbe distrutto i globuli bianchi e le piastrine. In effetti, andò così: ben presto Delphine ebbe un’emorragia interna e venne nuovamente messa sotto osservazione.
Un mese dopo, ripartì con la madre per Lourdes, dove fece propria una riflessione di santa Bernadette: «Quando il buon Dio permette qualcosa, non ci si lamenta».
Dopo una breve vacanza al mare, ricominciò il trattamento. Un giorno, nel vedere la suora che, due volte a settimana, le prestava le sue cure, commentò: «È molto meglio quando è una religiosa a farle, perché porta la croce di Gesù sul suo abito, quindi questo ci fa pensare di offrirgli il nostro male».
Quando apprese che la madre aspettava un altro bambino (l’ultimogenito, Évrard), cercò di evitare ancora di più i lamenti. Spesso il pensiero della morte la prendeva e ne aveva paura: allora la mamma l’incoraggiava ad offrire quell’ultimo sacrificio a Dio.
Nel frattempo, la malattia le produsse una macchia in uno dei polmoni. Grosso modo in quel periodo, la madre venne a sapere delle apparizioni della Madonna delle rose a San Damiano Piacentino, in Italia: ci andò con la bambina nel luglio 1968.
Verso la fine delle vacanze, anche l’altro polmone fu colpito; pochi giorni dopo, compirono il terzo e ultimo pellegrinaggio a Lourdes. Delphine, benché non amasse tanto bagnarsi alle piscine, lo fece volentieri, a patto che l’infermiera che l’accompagnava si confessasse.
Non poteva più correre come un tempo: con le sorelle e le amiche, ripiegò su giochi d’immaginazione. Aveva continuamente la tosse e la febbre a quaranta, ma non si trattava di polmonite, come la mamma sperava. Venne quindi operata ai polmoni: aveva una sutura che andava dalla scapola fino allo sterno, con due drenaggi.
Poco tempo dopo, il medico mandò a chiamare i genitori: la massa tumorale era impossibile da estirpare, con metastasi al fegato e ai reni. Con un gesto disperato e senza consultare i medici, venne organizzato, dieci giorni dopo l’operazione, un altro viaggio a San Damiano. A due giorni dall’arrivo, Delphine fu presa da dolori e vomito, ma grazie alle preghiere dei suoi poté tornare a casa in treno.
Durante le vacanze di Pasqua, trascorse in montagna, volle provare a sciare, ma vacillava, quindi desistette. Dopo aver saputo che il giovane parroco del luogo non si era unito ai suoi familiari per la Via Crucis delle 15 del Venerdì Santo, esclamò: «Vedete, ho ragione ad offrire tutto per i sacerdoti!».
Dato che la sua respirazione era sempre più corta, fu precipitosamente riportata a casa: aveva un versamento pleurico ed era sotto ossigeno. Non deglutiva più nulla, tranne acqua di Lourdes e di San Damiano. La sua pelle a causa del cobalto era molto fragile quindi acqua e sapone avevano creato lacerazioni, ma grazie all’utilizzo di queste acque salvifiche alcune di queste accidentali ferite si rimarginarono.
Il 23 aprile 1969, sentendo che la fine era prossima, la madre le chiese se volesse ricevere il Viatico: la bambina si ribellò, salvo ripensarci l’indomani. Il sacerdote che accolse la sua confessione le chiese: «Delphine, offri le tue sofferenze?». «Sì, offro tutto!», rispose.
Mentre la madre scendeva al piano di sotto per riaccompagnare il prete, la piccola disse al padre: «Guarda la signora che mi offre da bere!». Sotto il suo sguardo stupito, ella deglutì per tre volte, come se stesse effettivamente bevendo.
Quando la mamma tornò da lei, le toccò la spalla. Delphine aprì gli occhi e le sorrise: «Ah! Tu! Finalmente...». Furono le sue ultime parole. Morì poco dopo aver compiuto dieci anni, il 23 aprile 1969.
Il suo funerale, il 26 aprile, si svolse in un’atmosfera serena e luminosa, quasi a rispecchiare il modo in cui aveva affrontato la sofferenza e la vita. A due anni dalla sua scomparsa, mamma Isabelle stese un memoriale dell’accaduto, pubblicato dalle Éditions Pierre Téqui nel 1971, con il titolo «Que mon “fiat” devinne “magnificat”!».
Fonti: Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi fmnd.org - In_Altum/2014/06/delphine-de-fosseux-1959-1969/
SUPPLICA PER I SACERDOTI
O Gesù sono qui ai tuoi piedi a chiederti misericordia per tutto il genere umano.
Mai come oggi ti abbiamo offeso così tanto ma tu paziente, umile e buono, Dio misericordioso continui a dispensarci grazie e ad amarci.
Gesù buono ti affido in quest'epoca così difficile tutti i sacerdoti in particolar modo quelli a me più cari.
I tuoi ministri hanno bisogno del tuo aiuto, della tua forza, della tua perseveranza, del tuo amore, perchè troppe sono le tentazioni che li spingono a seguire la via del peccato, a scoraggiarsi imboccando così la via larga lasciando quella stretta che porta a te.
O Gesù buono, sostienili, guidali, santificali, formali secondo il tuo cuore,
Dagli la capacità di perseverare nelle tribolazioni, fà che riescano a trovare sempre la forza necessaria nella preghiera.
Fa che sappiano tenere lo sguardo fisso su di te, in quella piccola Ostia, che sotto le loro mani divine il Tuo Corpo e il Tuo Sangue.
Fissare lo sguardo su di te abbracciando con amore la Croce che porta alla resurrezione.
Gesù Ostia, ti offro tutte le comunioni che farò per il loro bene, ti offro tutte le mie più piccole azioni per la loro santificazione. Gesù forma sacerdoti capaci di stare inginocchiati ai tuoi piedi, di adorati, di porsi come esempio e di ricondurre a te tante anime che brancolano nel buio più profondo.
Gesù buono non distogliere mai il tuo sguardo da loro, tienili per mano e se è necessario prendili in braccio nei momenti di maggiore difficoltà; ma ti prego Gesù non permettere mai che il male prenda il sopravvento su di loro.
Gesù, Maria vi prego intensamente per tutti loro.
Maria Santissima tu che hai amato tanto il tuo figlio Gesù e lo hai custodito ed educato per tutto il periodo della sua infanzia e giovinezza, fà lo stesso con i suoi ministri.
Mettili sotto il tuo manto e intercedi per loro presso Dio. Io vi prego, vi supplico non li abbandonate! Ma non sia fatta la mia ma la vostra volontà, sicura che questa è l'unica che porta al vero bene!
Lode e gloria a te Signore Gesù, benedetto sia sempre il tuo Santissimo Nome, insieme a quello della tua Santissima Madre Maria.
Vi amo con tutto il cuore rimando nella certezza che nella vostra infinita bontà ascolterete questa misera anima che vi chiede aiuto. Grazie. Amen